Terremoto in Molise. Altre 10 scosse dopo quella di 4.2. Gli esperti: “era di basso potenziale”

I residenti sono preoccupati, ma il peggio sembra essere passato

NAZIONALE – Dopo la violenta scossa di terremoto di questa mattina intorno alle 12,00 di magnitudo 4.2 con epicentro a un chilometro da Acquaviva di Collecroce, in provincia di Campobasso, si sono susseguite almeno altre 10 scosse di cui la più forte è stata di 2.6 alle 14,42.

Uno sciame sismico il quale fortunatamente non ha causato danni a cose o persone, nonostante la sua entità.

Intanto i geologi fanno un po di chiarezza ed affermano:

“La scossa di terremoto di magnitudo 4.2 con epicentro a un chilometro da Acquaviva di Collecroce, in provincia di Campobasso, non ha alcuna correlazione con gli eventi sismici avvenuti nell’Italia Centrale”.

A dirlo è Domenico Angelone del Consiglio Nazionale dei Geologi il quale continua dicendo che: “Il sisma è stato avvertito in un’area che, in passato, non ha registrato rilasci di elevata energia come per le zone più interne del Molise e dell’Appennino, tant’è che la normativa più datata poneva tali aree ad un potenziale di sismicità relativamente basso”.
“Tra le opere maggiormente sensibili allo scuotimento – prosegue Angelone – c’è la diga del Liscione sul Fiume Biferno, il cui bacino idrico ospita il lungo viadotto e i cui piloni sono per gran parte sommersi. Un’arteria stradale di notevole importanza, meritevole di particolare attenzione sia per le sue condizioni statiche sia per gli effetti indotti dal sisma, sebbene realizzata in maniera conforme alle normative dell’epoca, rivelatesi negli ultimi decenni inadeguate alle reali condizioni del territorio. Inoltre – conclude Angelone – si ripropone ancora una volta il problema del dissesto idrogeologico poiché sono presenti, nell’area epicentrale, numerosi versanti sofferenti di fenomeni di dissesto quiescenti, facilmente riattivabili in caso di sisma”.

Quindi non ci dovrebbero essere particolari preoccupazioni riguardanti tali fenomeni.