Tentato riciclaggio. Indagato ex arcivescovo di Caserta

Il denaro guadagnato veniva poi ripulito attraverso sofisticate operazioni di ‘lavaggio’. Il gruppo criminale si avvaleva di una squadra di ‘corrieri’ specializzati nel trasporto

CasertaMonsignor Francesco Cuccarese, 90enne di Matera, l’ecclesiastico indagato dalla Procura di Brescia nell’ambito della maxi inchiesta su un’evasione fiscale da 80 milioni di euro con fatture false per mezzo miliardo di euro.

Monsignor Cuccarese e’ accusato di tentato riciclaggio per aver provato a favorire l’apertura di un conto corrente allo Ior. “Tentativo bloccato dalla Polizia vaticana” sostiene chi indaga. E’ stato arcivescovo di Caserta e di Pescara-Penne.

Avevano realizzato una vera e propria ‘fabbrica’ dell’evasione fiscale. Un laboratorio per creare, attraverso società di comodo e prestanome, servizi tributari illeciti, venderli e sviare le attività di controllo grazie all’intermediazione di ‘faccendieri’. Il frutto dell’evasione veniva poi ‘ripulito’ e immesso nel mercato. La guardia di finanza di Brescia, con il supporto del Servizio centrale investigativo criminalità organizzata (Scico) di Roma, ha smantellato la rete criminale operativa nel capoluogo lombardo, in diverse province italiane e all’estero.

L’indagine vede coinvolti, a vario titolo, un centinaio di persone: 22 gli arrestati (17 in carcere e 5 ai domiciliari) accusati di svariati reati, tra cui, l’associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità e finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro. Due le misure interdittive.

Si parla di un giro d’affari che avrebbe generato un guadagno illecito di 80 milioni di euro, derivanti da fatture false per mezzo miliardo di euro. I ‘colletti bianchi’ producevano crediti fittizi e fatture inesistenti, individuavano poi le persone a cui vendere i loro ‘prodotti’, principalmente imprenditori desiderosi di abbattere le imposte. Il sodalizio crminale si serviva di ‘faccendieri’ ben remunerati, che avevano il compito di ottenere informazioni su eventuali indagini in corso e intimidire chiunque avesse deciso di parlare con le forze dell’ordine.

Il denaro guadagnato veniva poi ripulito attraverso sofisticate operazioni di ‘lavaggio’. Il gruppo criminale si avvaleva di una squadra di ‘corrieri’ specializzati nel trasporto, su autovettura, di denaro contante in vari Paesi europei: Slovenia, Croazia, Ungheria. Le indagini hanno permesso di sequestrare, ad oggi, banconote ‘cash’ per un valore complessivo di 2,1 milioni di euro, in Italia e all’estero.

Oltre 1 milione di euro in contanti è stato infatti rinvenuto presso le cassette di sicurezza di una filiale di una banca croata. Il sodalizio si avvaleva anche di un professionista estero di nazionalità ungherese che aveva il compito di occultare il denaro aprendo e gestendo conti correnti in Ungheria e in altri Paesi. La guardia di finanza ha poi individuato vari tentativi, da parte dei principali professionisti indagati, di aprire conti correnti presso lo Ior dove depositare i profitti illeciti.