Scandalo Avis Campania. Monopolio sulla raccolta del sangue e centri fermi misteriosamente

CASERTA – Il servizio delle Iene, andato in onda questa sera su Italia 1, ha portato alla luce un sistema della raccolta del sangue in Campania davvero anomalo e preoccupante.

L’inviato La Vardera ha documentato come diversi punti raccolta fissi del sangue, tra Carinano, Bellona e San Felice a Cancello, solo nel casertano, sono fermi da anni perchè non ricevono l’abilitazione dalla regione per poter procedere con le donazioni del sangue.

Intanto sul territorio campano sono sparsi una ventina di Camper di cui poco più della metà appartengono alla famiglia Pecora, i quali da soli raccolgono la maggior parte del sangue nella regione Campania, con un rimborso, per ogni singola sacca di circa 70 euro.

Quindi, a questo punto, la domanda sorge spontanea; come mai i centri di raccolta fissi non vengono abilitati dalla Regione?

Inoltre nel servizio viene mostrato come i volontari trascurano alcune norme fondamentali che regolamentano la raccolta, come ad esempio la presentazione del documento personale, al solo scopo di raccogliere quanto più sangue è possibile.

Anche la politica si è indignata difronte a questa realtà. Il consigliere regionale Emilio Borrelli afferma:

“I controlli scrupolosi sui donatori di sangue sono indispensabili per la sicurezza dei malati e dei loro familiari e la poca trasparenza con la quale viene gestita la raccolta di sangue da parte dell’Avis, così come sembra emergere da un’inchiesta de Le Iene, mi induce a chiedere di inserire con urgenza all’ordine del giorno della commissione Sanità la verifica delle attività svolte dall’Associazione dei volontari italiani del sangue. In mancanza delle necessarie assicurazioni proporrò di interrompere ogni rapporto con la Regione Campania, con le Asl e gli ospedali”.

Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, consigliere dei Verdi e componente della commissione Sanità.

“Solo un mese fa il direttore del Cardarelli, Ciro Verdoliva, aveva denunciato un donatore Avis che non aveva comunicato di essere stato poco prima in un Paese dove la malaria è endemica e aveva causato il contagio di una paziente talassemica – prosegue Borrelli – e vedere l’estrema superficialità ed irresponsabilità con le quali vengono svolte le attività di controllo sui donatori impone di andare a fondo nelle verifiche così come avevamo chiesto nel mese di settembre”.