S. Maria C. V. Sindacati Penitenziaria: “scena vergognosa”, i detenuti festeggiano

I militari hanno proceduto all'identificazione e alla notifica di atti giudiziari, previa esibizione del documento di identità, al personale di Polizia Penitenziaria che, in divisa, faceva ingresso in Istituto

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Santa Maria Capua Vetere – Nella giornata di oggi, la maggioranza delle organizzazioni sindacali della polizia Penitenziaria, tra le quali anche il SIPPE ed il SINAPPE, hanno proclamato lo stato di agitazione e astensione dalla Mensa Ordinaria di Servizio in tutta la regione Campania.

I sindacati – afferma Vergale del SIPPE – hanno inviato una nota al Presidente del Consiglio Conte e a tutte le Autorità politiche ed amministrative, comunicando lo stato di agitazione a seguito di quanto accaduto nella giornata dell’11 giugno scorso presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

Le organizzazioni Sindacali – si legge nella nota unitaria – ritengono che ieri si sia consumata una scena vergognosa, lesiva dei diritti umani e della dignità di un intero Corpo di Polizia, laddove alla presenza di esponenti della Magistratura, alcune unità dei Carabinieri hanno proceduto all’identificazione e alla notifica di atti giudiziari, previa esibizione del documento di identità, al personale di Polizia Penitenziaria che, in divisa, faceva ingresso in Istituto.

Il tutto – continuano i sindacati – accadeva nel piazzale antistante l’ingresso dell’istituto, in violazione del diritto alla riservatezza e alla privacy in maniera inspiegabilmente plateale in presenza dei familiari dei detenuti da ammettere ai colloqui.

“E’ superfluo sottolineare l’indignazione delle scriventi OO.SS. dinanzi alla profonda umiliazione che hanno dovuto subire i nostri colleghi per una ingiustificabile procedura che, probabilmente, non si è mai verificata in precedenza”. Affermano Osapp, Sinappe, UilPA, CISL fns, Cnpp e Uspp, a cui fa eco anche il SIPPE.

“Riteniamo – dichiarano i sindacalisti –  che sia giunto il momento di sdegnarsi con forza per quanto sta accadendo quotidianamente negli Istituti Penitenziari, per mostrare alla politica assente, sorda ai nostri costanti richiami ed appelli, e ad una Amministrazione Penitenziaria silente ed incapace di gestire e risolvere le continue criticità e le pessime condizioni lavorative ed organizzative degli Istituti penitenziari”.

“Per questi motivi le Segreterie Regionali della maggioranza delle organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria hanno costituito una larga intesa per porre in essere azioni di protesta, necessarie per consentire alla Polizia Penitenziaria di svolgere i compiti affidati dall’ordinamento giuridico con efficienza ed efficacia senza essere esposti al quotidiano rischio di aggressioni e rivolte e, per di più, costretta a subire passivamente anche eventuali risvolti penali solo per aver espletato il proprio dovere nel fronteggiare situazioni di estrema criticità ed evitando così il collasso del sistema“. “Nel quadro sopra delineato – concludono –  ed in segno di solidarietà al personale di Polizia Penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere, queste OO.SS. proclamano lo stato di agitazione e l’astensione dalla Mensa Ordinaria di Servizio in tutta la regione Campania a decorrere dalla data odierna, a tempo indeterminato, nelle more della definizione di ulteriori eventuali forme di protesta, in assenza di segnali da parte dei vertici amministrativi e nei prossimi giorni, congiuntamente saremo presenti, senza bandiere di appartenenza sindacale, ma con il tricolore, con un sit-in di protesta pacifica davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere in segno di solidarietà e vicinanza a tutto il personale ivi in servizio”.

Intanto dopo l’episodio di ieri si sono registrati festeggiamenti da parte dei detenuti in cella e, la sera, anche fuochi d’artificio fatti esplodere all’esterno dai loro familiari.

E’ successo anche questo, ieri, a Santa Maria Capua Vetere mentre la polizia giudiziaria notificava agli agenti della polizia penitenziaria i provvedimenti (57 decreti di perquisizione) richiesti dall’autorita’ giudiziaria che sta indagando sui presunti pestaggi avvenuti lo scorso 6 aprile nell’istituto di pena dopo le rivolte innescate a causa delle restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria.

Gesti, questi, che hanno fatto crescere il senso di abbandono dello Stato nei poliziotti penitenziari. Le ipotesi di reato, tra le quali figurano anche la tortura e l’abuso di potere, stanno facendo aumentare il senso di abbandono dello Stato che nutrono ormai i poliziotti penitenziari che ormai si sentono “vittime”: non riescono neppure a digerire le modalita’ “spettacolari” adottate per notificare i decreti, con gli agenti fermati dai carabinieri fuori al carcere per essere identificati, anche di fronte ai familiari dei detenuti.