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Rivolta in atto nel carcere di Santa Maria C. V. Feriti degli agenti

Già questa notte un detenuto aveva aggredito dei poliziotti nell’area infermeria e questa mattina gli agenti, per protesta, non volevano iniziare il servizio perché – sostengono i sindacalisti – non c’è più la possibilità di lavorare serenamente

Santa Maria Capua Vetere – Un rivolta dei detenuti, sarebbe in atto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Secondo quanto si apprende da fonti sindacali la rivolta è scoppiata nel reparto Danubio. Ieri, nell’infermeria dell’istituto sei agenti sono stati aggrediti da due detenuti extracomunitari.

“Nella mattinata di oggi un gruppo di detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere hanno assaltato il reparto “Danubio”, aggredendo e torturando il personale di polizia penitenziaria che – dopo essere stato indagato dalla Procura per presunte torture ai detenuti – teme ulteriori ripercussioni nel tentare di riportare l’ordine e la sicurezza in carcere”. A dichiararlo sono Michele Vergale del SIPPE e Luigi Vargas del SINAPPE, sindacati della Polizia Penitenziaria.

Già questa notte un detenuto aveva aggredito dei poliziotti nell’area infermeria e questa mattina gli agenti, per protesta, non volevano iniziare il servizio perché – sostengono i sindacalisti – non c’è più la possibilità di lavorare serenamente e il personale si sente abbandonato dal Dap e dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che non ha espresso alcuna parola di conforto ai suoi uomini dopo quanto accaduto nei giorni scorsi, dove 44 agenti si sono visti notificare davanti ai parenti dei detenuti avvisi di garanzia.

Sul posto è arrivato immediatamente il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per la Campania e il Vice Capo del Dap Tartaglia.

Il SIPPE ha chiesto più volte l’istituzione delle squadre antisommossa della Polizia Penitenziaria – aggiunge Vergale – che possano intervenire in questi casi e che siano addestrati e tutelati; altrimenti si rischia di perdere definitivamente il controllo delle carceri che passerebbe irrimediabilmente alla criminalità organizzata. Il Ministro della Giustizia – concludono Vergale e Vargas – si assuma la responsabilità politica del fallimento del sistema penitenziario e dell’assenza di una concreta progettualità, sia della Polizia Penitenziaria sia del sistema carcerario stesso”.