Riforma pensioni: quali novità aspettarsi per il 2022?

Le addizionali regionali e comunali sono un'altro tipo di tassa che può variare tra regione e regione ma anche da un comune all'altro

Sono sempre di più gli italiani che si preoccupano di capire quale sia il momento giusto per andare in pensione, nonché a quanto essa ammonterà a seconda degli anni di contributi versati. Sono state fatte, nel tempo, molte riforme in merito per dare la possibilità di anticipare tale data.

Una delle più celebri è la riforma Fornero, che ha introdotto il sistema contributivo soppiantando il retributivo, ma non sono mancate iniziative come la recente Quota 100, in scadenza quest’anno.

In attesa di capire quali novità porterà il 2022, rimane importante disporre sempre una panoramica dettagliata ed esauriente della situazione, così da poter determinare quella che potrà essere l’entità del proprio assegno previdenziale una volta raggiunta l’età pensionabile.

A questo proposito, può allora essere d’aiuto consultare portali d’approfondimento come per esempio pensioniefisco.it: qui puoi fare il calcolo della pensione netta, così da avere in anticipo un’idea chiara dell’importo spettante.

Il peso dell’IRPEF e delle addizionali nel calcolo della pensione

L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche che si applica anche nel calcolo ultimo della pensione e va detratto quale tassa obbligatoria. Così come quando si procede con la dichiarazione dei redditi, anche per la pensione esistono degli scaglioni di riferimento ben precisi: ad esempio, fino a 15 mila euro l’aliquota prevista è del 23%, mentre tra i 28 e i 55 mila sale al 38%. L’aliquota più alta, infine, è riferita a redditi pensionistici oltre i 75 mila euro. Il calcolatore automatico sarà molto preciso nell’applicare le varie aliquote nelle diverse fasce, altrimenti occorrerà provvedere personalmente a sottrarre le differenti percentuali andando per scaglioni.

Le addizionali regionali e comunali sono un’altro tipo di tassa che può variare tra regione e regione ma anche da un comune all’altro. Le regionali sono costanti e si trattengono mensilmente da stipendio o pensione, mentre le comunali si applicano a fine anno e riguardano l’anno concluso più il successivo in qualità di acconto. Anche in questo caso, le fasce di reddito saranno il punto di partenza dal quale fare le detrazioni, anche se sono minori rispetto all’IRPEF, assestandosi su valori che oscillano tra il 2% e il 4% circa.

Tipologie di pensionamento

Fino al 1995 si accedeva alla cosiddetta pensione di anzianità, calcolata sul sistema retributivo: il calcolo si basava proprio sulla retribuzione media ma occorreva aver compiuto almeno i 65 anni di età. Al contrario il contributivo, che rappresenta anche quello attuale, è un metodo che riguarda i contributi versati negli anni a enti previdenziali come l’INPS negli anni successivi al 1995. Ne consegue che, chi si trovi ad aver lavorato nel settore pubblico o privato quale dipendente a cavallo di questi due periodi, accederà a un sistema misto ove saranno fatti i calcoli in entrambe le modalità.

Non pare verrà invece rinnovata, per il 2022, la cosiddetta Quota 100 che si esaurirà quest’anno ma i cui principi potranno comunque portare a pensionare anticipatamente molti dipendenti anche il prossimo anno: si tratta di calcolare una semplice somma tra gli anni di versamenti e l’età anagrafica. Quest’ultima è un punto fisso che non deve risultare inferiore ai 62 anni compiuti (se ciò non accade, automaticamente la somma non sarà 100 ma superiore), mentre il periodo contributivo risulterà di almeno 38 anni. La “finestra” per richiedere questo tipo di pensionamento è di 3 mesi per i dipendenti del settore privato, mentre nel settore pubblico è di 6 mesi.

In generale, gli anni di contributi versati saranno in media 42, con differenze riferibili al sesso e alla tipologia di lavoro che può mettere più o meno a rischio la salute del lavoratore sul lungo tempo. Naturalmente la gestione INPS sarà differente a seconda che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi: un lavoratore dipendente, pubblico o privato che sia, farà riferimento alla Gestione Ordinaria; possessori di Partita IVA, artigiani e aziende piccole e grandi, invece, saranno iscritti alla Gestione Separata.