La Dia: “Falde acquifere inquinate e rifiuti per la costruzione di strade”

Si legge "rifiuti provenienti da Liguria, Lombardia, Toscana e dall’estero, interrati in cave per decenni, con conseguente inquinamento delle falde acquifere, o mescolati a materiale utilizzato per la costruzione di strade"

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Caserta – La relazione della Dia riporta un importante passaggio anche riguardante il business dei rifiuti dei gruppi camorristici in Campania.

“Sin dagli anni ’80“ – si legge – i clan Schiavone e Bidognetti “avevano iniziato a inserirsi nella gestione illecita dei rifiuti, arrivando ad incassare tra i 600/700 milioni di lire al mese. Poiché l’affare rifiuti ha, sin da allora, interessato altri gruppi campani, i traffici sono stati gestiti secondo una rigida ripartizione di competenze territoriali che per i Casalesi comprende, in Campania, la provincia di Caserta, parte del beneventano, arrivando fino al comune napoletano di Giugliano in Campania, dove i componenti di quel cartello hanno stretto accordi con il locale gruppo Mallardo“.

Secondo quanto rivelato dai collaboratori di giustizia “analoghe attività di gestione illecita – hanno interessato anche – altre regioni, in particolare in alcune aree del Lazio e del Molise, sottolineando che nelle discariche gestite dalla camorra venivano fatti confluire anche rifiuti provenienti da Liguria, Lombardia, Toscana e dall’estero, interrati in cave per decenni, con conseguente inquinamento delle falde acquifere, o mescolati a materiale utilizzato per la costruzione di strade, quali la superstrada che collega Caserta, Lago Patria e Castel Volturno“.

Nel casertano, sempre secondo la Dia c’è stata “…una sorta di “zona franca”, in cui si radicano vere e proprie spartizioni di mercato e posizioni di privilegio per i soggetti gestori, fino ad assumere progressivamente la consistenza di condizioni quasi immutabili e sicuramente difficili da scardinare…”.