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Battute finali del processo a carico di 17 imputati accusati, a vario titolo, di disastro ambientale e concorso esterno in associazione mafiosa.

Durante la fase processuale, il pubblico ministero della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli Alessandro Milita, con il supporto degli inquirenti, ha ricostruito il modus operandi tra imprenditoria e clan dei Casalesi che ha portato al trasporto e smaltimento di rifiuti industriali provenienti da tutta Europa, ed in buona parte sversati nella zona di Masseria del Pozzo, tra Giugliano e Parete.

Il clan, fazione Bidognetti e Zagaria, avrebbe fatto affari d’oro grazie al traffico di rifiuti tossici e pericolosi. Molto importanti anche le dichiarazioni parole del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, giudicato in rito abbreviato con i due boss.

Le condanne richieste sono le seguenti: 16 anni per Gaetano Cerci, l’imprenditore dei rifiuti vicino al clan dei Casalesi; 15 anni per Elio Roma; 15 anni per Nicola Vassallo; 4 anni e 6 mesi per Raffaele, Cesario e Carmela Vassallo; 12 anni per Antonio e Salvatore Vassallo; 7 anni per Renato, Rolando ed Amedeo Vassallo; 12 anni per Maurizio Avallone; 14 anni per Antonio Marotta; 6 anni per Bovier; 4 anni e mezzo per Compagnone; 4 anni per il collaboratore di giustizia Dario De Simone; 12 anni per Bernardo Cirillo. Richiesta di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Elena Rao, suocera di uno dei fratelli di Vassallo.