Ministro della Giustizia Bonafede in visita al carcere di Santa Maria Capua Vetere

Visita alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere per costatare di persona tutte le problematiche

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato del Dirigente Nazionale SIPPE “Sindacato Polizia Penitenziaria” Michele Vergale, riguardante la visita del Ministro della Giustizia On. Alfonso Bonafede presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Questa O.S. è venuta a conoscenza che la S.V. nella settimana prossima farà visita alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere per costatare di persona tutte le problematiche inerenti alla gestione del Penitenziario. Giorno 18 Dicembre 2018 questa O.S. ha denunciato con un lettera inviata al Sottosegretario di Stato On. Avv. Jacopo MORRONE alcune problematiche lavorative attualmente in corso presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Non avendo ricevuto nessuna considerazione in merito, ribadiamo a lei quanto denunciato all’ On. MORRONE.

Come è noto, i compiti degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria sono cristallizzati all’articolo 5 della legge 395/90. Tra questi, non è previsto quello di “addetto al servizio di manutenzione giardinaggio/agricola”, funzione che presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere sarebbe svolta da un assistente capo coordinatore che, a quanto pare, invece di essere impiegato all’attività di sorveglianza dei c.d. “detenuti lavoranti” si adopererebbe personalmente all’attività lavorativa che, come è noto, dovrebbe svolgere il detenuto. Ci è stato altresì segnalato che l’assistente in questione, oltretutto, guiderebbe i mezzi agricoli (trattore), userebbe attrezzature da giardinaggio e procederebbe addirittura anche al controllo periodico dello stato di manutenzione ed efficienza dei mezzi. Al danno si aggiungerebbe anche la beffa, in quanto l’assistente non sarebbe impiegato nelle attività istituzionali del Corpo di Polizia Penitenziaria. Situazione tragicomica che è stata già più volte segnalata al Direttore del carcere, al Provveditore e anche al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria senza però ottenere alcun riscontro oggettivo.

Sempre in relazione ai compiti istituzionali, presso il predetto penitenziario il personale in servizio al reparto colloqui svolgerebbe mansioni di “facchinaggio”, mettendo in atto vere e proprie operazioni di carico e scarico di pacchi pesanti; si tratta di attività che dovrebbe compiere il detenuto c.d. “articolo 21”. Mansione quindi non propria dell’appartenente al Corpo e in contrasto con le elementari norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Orbene, se da un lato c’è un assistente capo coordinatore che gira per l’istituto su un comodo trattore e con turni non propriamente massacranti, dall’altro lato, ci sono molti agenti che svolgono turni massacranti, con l’assegnazione di più reparti detentivi e, molto spesso, senza poter fruire della locale mensa, accontentandosi di una “cena al sacco”. Alla carenza di personale spesso si aggiunge quindi anche la poco strategica gestione dello stesso. La situazione di cui sopra non richiede ulteriori commenti, pertanto si chiede un Suo Autorevole intervento affinché il predetto personale faccia l’attività propria dell’appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria nel rispetto della legge e, soprattutto, delle disposizioni relative alla sicurezza negli ambienti di lavoro.