Marcianise – Lutto colpisce le due comunità di Caserta e Marcianise per la scomparsa del professore Roberto Campanile all’età di 60.

Insegnava all’Itis Francesco Giordani di Caserta. Originario di Marcianise, era da tempo afflitto da una grave malati.

Il sindaco Antonello Velardi ha voluto ricordarlo con un lungo post pubblicato attraverso i social network:

Se n’è andato oggi, nella prima domenica dell’anno, Roberto Campanile. Soffriva da molto tempo, ma per me è stata un’autentica scudisciata: non me l’aspettavo, pensavo fosse migliorato. Mi ero illuso. Aveva 60 anni, Roberto. Insegnante, figlio di un indimenticabile maestro d’altri tempi, il prof. Luigi Campanile, era anche ingegnere. Lo conoscevo benissimo, fin dai tempi del liceo: era due anni avanti a me, al Quercia, nella mia stessa sezione, la B. Era conosciutissimo nel suo quartiere, la zona dei Felici, ma era l’esatto contrario di quelli che si mettono in mostra e perciò a qualcuno potrà non dire nulla. E’ stata una delle persone più discrete che io abbia mai conosciuto e a me ha detto molto, soprattutto dopo averlo incontrato l’ultima volta, un paio d’anni fa, quando stava già male. Lo andai a salutare a casa, in compagnia di Franco Russo. E, quando me ne andai, ero completamente stordito. Mi raccontò il suo calvario ma lo fece in un modo talmente delicato da non trasmettermi alcuna angoscia ma trasferendomi solo speranza. Fece coraggio lui a me, raccontandomi per filo e per segno che cosa aveva vissuto e cosa lo aspettava. Aveva una formazione scientifica e l’approccio analitico: era abituato a studiare i casi, aveva studiato benissimo anche il suo. Con Roberto ebbi una certa frequentazione nei primi anni universitari, quando mi ritrovai – per un curioso gioco del destino – ad insegnare, entrambi vincitori di concorso, entrambi affaccendati in altre faccende. Io poi me ne andai, lui (che aveva seguito le orme del papà) restò e completò gli studi in ingegneria. Al liceo e in quei due anni intensi di frequentazioni, non l’ho mai sentito gridare né spazientirsi. Sempre sottovoce, sempre senza disturbare, sempre senza mettersi in mostra. La mitezza fatta persona. Non se ne doveva andare, è un’ingiustizia: è il primo pensiero che mi viene per la testa, ora. Con il rimorso di non essere poi andato più a salutarlo, pur ripromettendomi di farlo ogni volta che passavo fuori casa sua. Mi colpirono, in quell’incontro, il suo meticoloso racconto e il suo coraggio. Ma mi colpì molto l’amore, il calore della moglie, Claudia Coscia; mi colpirono le sue premure. A lei, ai figli Ida, Pierluigi e Marta, a tutti i familiari vanno le più affettuose condoglianze. A Roberto, una dolce carezza. Lui, mite, è nel regno dei giusti”.