La camorra nel Casertano. Ecco la nuova mappa della relazione della Dia

L’attuale panorama criminale casertano è tuttora contraddistinto dalla forte presenza sul territorio del cartello dei CASALESI

CASERTA – Il 7 febbraio 2018, la “Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere” ha approvato la “Relazione conclusiva” dei lavori svolti nel corso della XVII legislatura.

Un compendio importante che racconta, in tutta la sua complessità, un quinquennio di indagini sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel tessuto istituzionale e sociale del Paese.

L’attuale panorama criminale casertano è tuttora contraddistinto dalla forte presenza sul territorio del cartello dei CASALESI e dei sodalizi dell’area marcianisana che, nonostante i costanti ed incisivi colpi subiti dall’azione di contrasto delle Forze dell’ordine e dell’Autorità giudiziaria, mantengono il controllo del territorio attraverso una coesione interna fondata su solidi vincoli familiari e consenso nel tessuto sociale che permette di cooptare nuovi arruolamenti. Il cartello, composto dalle famiglie SCHIAVONE, BIDOGNETTI e ZAGARIA, nonché dal gruppo IOVINE (il cui fondatore è collaboratore di giustizia da diversi anni), permane fortemente radicato sul territorio, grazie ad una intrinseca capacità di rigenerarsi e di riorganizzarsi a seguito di una forte coesione interna fondata su solidi vincoli familiari.

L’assenza di episodi omicidiari è ormai un elemento distintivo che perdura trattandosi di una precisa scelta strategica di mimetizzazione. Sul territorio, il clan dei CASALESI, oltre ad una capillare e proficua attività estorsiva, esercitata in maniera egemonica sulla quasi totalità della provincia di Caserta, ha esteso i suoi interessi nel settore delle forniture di servizi per enti e strutture pubbliche, mutuando il collaudato sistema intimidatorio del vincolo associativo e dell’appartenenza al clan per assicurarsi il totale controllo delle prestazioni.

Una conferma in tal senso è quanto emerso dall’indagine “Croce Nera” della Polizia di Stato che, nel mese di maggio, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due soggetti per estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso456. Uno dei due soggetti, titolare di una ditta di servizio ambulanze, millantando amicizie in strutture ospedaliere e con l’intercessione di un soggetto contiguo al clan dei CASALESI, avrebbe imposto il servizio di autoambulanza agli ospedali casertani per il trasporto dei degenti, in assoluto regime di monopolio impedendo ad altri di operare in tale settore e controllando, al fine di escluderla, l’operatività di una impresa concorrente che poteva effettuare solo alcuni trasporti previa ‘autorizzazione’ degli indagati.

Ciò che vale la pena sottolineare è che le organizzazioni camorristiche casertane non si limitano, in una logica parassitaria, a consumare estorsioni ed usura vessando imprenditori e commercianti, ma prediligono il diretto inserimento nella gestione delle attività economiche, interagendo anche con l’economia legale e attraverso circuiti ufficiali. Proprio per arginare l’infiltrazione nelle gare d’appalto, preziosa è l’azione svolta dalle Prefetture, finalizzata all’adozione di provvedimenti interdittivi nei confronti di imprese collegate direttamente ai clan o a imprenditori che offrono le loro prestazioni e le loro società agli interessi di sodalizi criminali. Una conferma di questa consapevole compiacenza e disponibilità, oggetto di interdittive, è emersa nell’ambito dell’operazione “Stige”457 – descritta nel cap.2 “Criminalità organizzata calabrese” – coordinata dalla DDA di Catanzaro, con la figura di un imprenditore casertano operante nel settore delle costruzioni edili, il quale avrebbe fornito un concreto contributo alla ’ndrangheta cirotana, partecipando a gare d’appalto ed a subappalti, in qualità di prestanome, con le proprie società, con sede a Sessa Aurunca (CE), poi raggiunte da tre distinti provvedimenti interdittivi emessi dalla Prefettura di Caserta tra gennaio e giugno 2018.

Oltre a operatori privati, la criminalità organizzata casertana riceve supporto e complicità anche dai cd. “colletti bianchi”, che rappresentano il passe-partout dei clan per manipolare e aggiudicarsi le gare di appalto con proprie imprese. È quanto emerso nell’ambito dell’operazione “Ghost tender” 458, eseguita nel mese di marzo dalla Guardia di finanza di Lucca, che ha svelato l’esistenza di un’organizzazione, in quel capoluogo toscano, di imprenditori edili contigui al clan dei CASALESI che, utilizzando società con sede in Toscana e Campania, attraverso turbative d’asta attuate con la compiacenza di un Dirigente di una ASL di Napoli, si sono aggiudicate oltre 50 commesse per lavori di somma urgenza e cottimi fiduciari in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità. Peraltro, il Dirigente infedele avrebbe consentito al sodalizio di percepire pagamenti nonostante la mancata esecuzione dei lavori: in tal modo, il gruppo criminale è riuscito ad accaparrarsi illecitamente e “a costo zero” appalti per oltre 6 milioni di euro (sottoposti a sequestro), poi riciclati in attività immobiliari.

I CASALESI quindi, confermano due spiccate capacità: infiltrarsi prepotentemente, attraverso sistemi di corruttela, nelle pubbliche amministrazioni e la grande propensione a reinvestire le inerenti somme disponibili in attività lecite, alterando l’economia legale.
Nel mese di aprile, nell’ambito dell’operazione “Nuova Transilvania”459 – di cui si dirà nel paragrafo dedicato alla Romania, del cap.8 “Criminalità organizzata italiana all’estero” – la DIA di Napoli ha eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di due fratelli aversani, ritenuti contigui alla fazione ZAGARIA del clan dei CASALESI, i quali dovranno rispondere di associazione di tipo mafioso. Le indagini, svolte in stretta collaborazione con la Polizia romena, hanno permesso di individuare e sequestrare a Pitesti (Romania) un imponente patrimonio societario ed immobiliare del valore di circa 250 milioni di euro, composto da imprese di costruzione, centri benessere e diverse centinaia di appartamenti già ultimati o in costruzione.

È evidente, quindi, come l’aggressione ai patrimoni continui a rappresentare, nella complessa azione di contrasto, uno degli strumenti essenziali per disgregare la forza dei sodalizi, soprattutto se strutturati e ad altissima vocazione imprenditoriale come quelli casertani. In tale direzione, a febbraio, i Carabinieri di Caserta hanno eseguito un decreto di sequestro460 che ha riguardato beni mobili, immobili, società e rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato di euro 25 milioni circa, nella disponibilità di congiunti di un imprenditore edile contiguo al clan dei CASALESI- fazione SCHIAVONE. Un’ulteriore confisca di beni mobili, immobili, società e rapporti finanziari per circa 100 milioni di euro è stata eseguita, nel mese di marzo, dalla DIA di Napoli461 nei confronti di un imprenditore, organico al clan dei CASALESI, attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo. Per quanto il cartello dei CASALESI sia stato fortemente colpito sul piano militare e patrimoniale, le più recenti risultanze investigative danno comunque conto di una notevole operatività. In particolare, la fazione SCHIAVONE, dopo l’arresto dei suoi vertici, è guidata da personaggi che, pur non essendo ad essa legati da stretti vincoli di sangue, hanno saputo dimostrare autorevolezza e capacità di controllare il territorio. Il clan ZAGARIA conferma la sua spiccata vocazione imprenditoriale capace di amministrare ed investire risorse e di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore. Il clan IOVINE mostra, anche in ragione della scelta collaborativa del suo vertice, una ridotta operatività rispetto ai clan ZAGARIA e SCHIAVONE; mentre nel clan BIDOGNETTI emerge una componente interna denominata “Nuova Gerarchia Casalese”, nata col placet dello storico capoclan ed attiva in diversi comuni del casertano e del basso Lazio. Una conferma è data dall’operazione462 conclusa, nel mese di marzo, dai Carabinieri di Aversa, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione abusiva di armi, munizioni e sostanze esplodenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini hanno delineato l’esistenza del citato, nuovo gruppo e le reiterate richieste estorsive in danno di alcuni imprenditori casertani e napoletani, destinatari anche di azioni intimidatorie in danno di abitazioni ed esercizi commerciali.

Sul territorio della provincia risultano operativi diversi sodalizi locali che, direttamente o semplicemente condividendone gli obiettivi, fanno riferimento ai CASALESI. In particolare, nei Comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina è attivo il clan ESPOSITO, detto dei ‘Muzzoni’. Sul litorale domitio, con epicentro Mondragone, è egemone il clan FRAGNOLI-GAGLIARDI-PAGLIUCA, ma si è rilevato anche il tentativo di alcuni esponenti del clan LA TORRE di riaffermarsi sul territorio, tra i quali figurano il figlio e il fratello del fondatore del sodalizio464. Sul territorio di Santa Maria Capua Vetere sono attivi due gruppi criminali, la famiglia DEL GAUDIO-Bellagiò e l’antagonista famiglia FAVA, che si contendono la gestione delle attività illecite sul territorio, permanendo entrambi nell’orbita del cartello dei CASALESI. Nell’area capuana, che comprende i comuni di S. Maria La Fossa, Capua, Vitulazio, Bellona, Triflisco, Grazzanise, Sparanise e Pignataro Maggiore, permane l’influenza della famiglia SCHIAVONE tramite propri fidati referenti, come i gruppi MEZZERO, PAPA, LIGATO ed altri, che conservano una relativa autonomia criminale. Ne è conferma l’operazione conclusa nel mese di maggio, a Pignataro Maggiore, dai Carabinieri di Caserta e di Capua, che hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di esponenti del clan LIGATO che, con minacce e atti intimidatori, imponevano gadget natalizi, materiale di cancelleria e slot machine ad imprenditori ed esercenti commerciali della zona, estorcendo anche periodiche dazioni di denaro465.

Nell’area marcianisana, storicamente al di fuori del cartello casalese, permane l’egemonia del clan BELFORTE, che rappresenta una delle “realtà criminali” più potenti e strutturate, non solo nel contesto casertano, ma anche in ambito regionale. Detto sodalizio riflette un modulo operativo simile a quello imposto negli anni dal clan dei CASALESI, in termini di struttura organizzativa, forza militare e predisposizione imprenditoriale ed estende la sua influenza, in maniera diretta o attraverso gruppi criminali satelliti, oltre che a Marcianise anche nella città di Caserta e nei Comuni confinanti di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Casagiove, Recale, Macerata Campania, San Prisco, Maddaloni, San Felice a Cancello e Santa Maria Capua Vetere. Nel contesto citato, il clan BELFORTE e i vari gruppi criminali presenti, ricercando nuove e diversificate fonti di guadagno, stanno mostrando un particolare interesse verso il traffico e la vendita di sostanze stupefacenti, rivelando in tal senso maggiori affinità con i clan napoletani rispetto alle linee strategiche proprie della criminalità casalese, che ha sempre evitato la gestione diretta del traffico di stupefacenti. A tal fine, accordi specificamente intercorsi tra clan un tempo avversi hanno consentito il superamento di storiche, sanguinose conflittualità. Una conferma dell’interesse dei sodalizi marcianisani verso il ricco settore della droga si rinviene proprio negli esiti dell’operazione «Unrra Casas», eseguita nel mese di giugno dai Carabinieri di Caserta.

Le indagini hanno permesso di svelare, per la prima volta, l’esistenza di un accordo tra i due clan marcianisani da sempre antagonisti, i BELFORTE-Mazzacane e i PICCOLO-LETIZIA-Quaqquaroni, la cui feroce rivalità ha prodotto sin dagli anni ‘90 decine di omicidi. L’intesa, finalizzata alla gestione del traffico e dello spaccio di stupefacenti, è rimasta viva nonostante i diversi avvicendamenti al vertice del gruppo così costituito, superando, di fatto, anni di violenti scontri. Tra i destinatari del provvedimento restrittivo, oltre al reggente latitante del clan BELFORTE, altre 30 persone tra le quali anche l’autore materiale dell’omicidio, nel 2015 in Albania, di un trafficante di droga schipetaro. Nel tempo, il carisma e lo spessore criminale dei BELFORTE ha favorito una fitta rete di accordi e di alleanze con piccoli gruppi aventi una struttura familiare e con una discreta autonomia sul territorio di origine nella gestione delle attività illecite. In tal senso, il gruppo MENDITTI è attivo a Recale ed a San Prisco, mentre la famiglia BIFONE opera nei centri di Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove e San Prisco. Nel comprensorio di San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico ed Arienzo è riemersa l’operatività della famiglia MASSARO, come è stato evidenziato con l’operazione condotta, ad aprile, dai Carabinieri di Maddaloni e di Orvieto (PG), collaborati dalla Guardia di Finanza di Benevento467. Le indagini hanno svelato le attività illecite di un nuovo gruppo criminale che, in contiguità con il clan MASSARO, temporaneamente indebolito, estorceva denaro a imprenditori e commercianti sul territorio casertano tra San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico, mantenendo legami criminali con il clan beneventano PAGNOZZI.

Nel Comune di Maddaloni lo scenario delinquenziale risulta in continua evoluzione ed in tale contesto è riemersa anche l’operatività della famiglia MARCIANO, storicamente vicina al clan BELFORTE, che sul territorio ha realizzato – come evidenziato nell’ambito dell’operazione “Golden Game”468 della Guardia di Finanza di Marcianise – un’ingegnosa e fruttuosa attività estorsiva, imponendo le slot machine ad oltre un terzo dei bar e locali commerciali del territorio comunale. Dalle indagini è emerso, peraltro, il reinvestimento dei proventi derivanti dai traffici di droga e dall’usura proprio nel fruttuoso mercato delle new slot, nel tentativo di monopolizzare in tal modo il settore del gioco sul territorio.