Mondragone – E’ trascorsa senza incidenti la notte a Mondragone (Caserta) dove e’ stato scoperto un focolaio di Covid-19 tra le palazzine ex-Cirio, abitate prevalentemente da bulgari di etnia Rom.

Le forze dell’ordine, integrate dai Baschi verdi della Guardia di Finanza e da agenti del Reparto Mobile della Polizia, hanno stretto il cordone della zona rossa, uno spazio limitato a cinque palazzoni.

I bulgari, tranquillizzati dalla distribuzione di generi alimentari da parte della Protezione civile, restano affacciati ai balconi. Nel resto del centro del litorale domizio i residenti, tutti con mascherina, anche in strada, mostrano qualche sintomo di insofferenza per le tv, che danneggerebbero lo sforzo di ripresa turistica del territorio. Gli uffici del Comune sono chiusi come in un sabato qualunque, e questo accende la polemica dell’opposizione di centrodestra.

“La chiusura degli uffici, in un momento come questo – dice l’ex sindaco Giovanni Schiappa – è il segno della chiusura ai problemi di questa amministrazione, che deve rispondere insieme alla Regione, di questa emergenza. Il 7 aprile avevo chiesto al sindaco tamponi per l’intera comunità bulgara.La richiesta è stata ignorata”. Nel pomeriggio di lunedì è confermato l’arrivo del leader della Lega, Matteo Salvini, a Mondragone. “Non ci sarà una manifestazione – dice Schiappa – ma incontri con i cittadini e con i consiglieri”.

Si dicono “seriamente preoccupati” i pediatri di famiglia della Fimp per quanto sta accadendo a Mondragone (Caserta) e per lo “scarsissimo numero” di cittadini che a Napoli hanno scelto di scaricare e usare l’app Immuni. “Persiste la convinzione che usare l’app – dice il vice presidente nazionale Fimp Antonio D’Avino – possa in qualche modo creare problemi di privacy, la verità è che con l’app situazioni come quelle di Mondragone sarebbero ben più gestibili e se i cittadini la scaricassero potremmo avviarci alla ripresa di settembre con maggiore serenità e certamente più preparati”. L’appello dei pediatri è chiaro: usare tutti gli strumenti oggi disponibili per evitare di ritrovarci in autunno con una nuova violenta ondata di contagi.

“L’Oms ci ha messi in guardia su possibili nuove ondate del virus e francamente come pediatri di famiglia siamo convinti che le cure primarie debbano giocare un ruolo centrale a difesa della salute dei cittadini, ma siamo anche consapevoli che riuscire a far passare messaggi di prevenzione non sarà semplice”, spiega. Per questo l’altro strumento sul quale i pediatri di famiglia intendono puntare è la comunicazione, in modo particolare sull’importanza di fare per tempo la vaccinazione antinfluenzale. “Molto presto – sottolinea – saremo chiamati ad un super lavoro, del resto i pediatri di famiglia sono figure centrali nella gestione della salute non solo dei più piccoli, ma in questo caso di interi nuclei familiari”. Il rischio e’ infatti che il coronavirus metta a repentaglio la salute di genitori e nonni, approfittando della asintomaticità dei più piccoli e della prossimità sociale legata alla riapertura delle scuole. “Da ottobre – conclude D’Avino – spetterà a noi pediatri di libera scelta il compito di incrementare nella popolazione pediatrica in maniera significativa le coperture del vaccino antinfluenzale. Un compito che porteremo a termine senza sostituirci ai centri vaccinali ma, anzi, creando una forte sinergia nel rispetto delle diverse competenze. E’ fondamentale però che i genitori comprendano l’importanza di rispettare il calendario per tutte le vaccinazioni, al fine di preservare la salute dei piccoli e, tramite loro, anche dell’intero nucleo familiare”.