Disastro ambientale nel Casertano. Acque contaminate scaricate nel collettore di Marcianise

Indagati i rappresentanti del Consorzio ASI di Caserta e gli Amministratori della ditta “Il Tari” e della ditta IFIS

Marcianise – I militari della Stazione Carabinieri Forestale di Marcianise hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo d’urgenza adottato dalla Procura della Repubblica, avente ad oggetto il collettore del Consorzio ASI di Caserta, sito alla località “Pozzo Bianco” del comune di Marcianise.

Esso riceve lo scarico di acque reflue industriali della ditta IFIS S.p.A. e della ditta IL TARÌ e ha come ricettore finale il corpo idrico superficiale costituito dal canale Saglianico, a sua volta tributario del canale dei Regi Lagni, senza che ciò sia preceduto da alcun trattamento di depurazione e, peraltro, senza autorizzazione.

Il sequestro d’urgenza è stato convalidato dal GIP presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Si procede, allo stato, nei confronti dei Rappresentanti Legali del Consorzio ASI di Caserta (il presidente Pignetti) nonché degli Amministratori della ditta “Il Tari” e della ditta IFIS, che immettono le acque reflue degli scarti delle loro produzioni senza alcun trattamento.

Le indagini hanno preso spunto dall’effettuazione di controlli sugli scarichi e le immissioni di acque reflue nel canale dei Regi Lagni presenti in comune di Marcianise. Detti accertamenti hanno infatti permesso di individuare detto collettore fognario del Consorzio ASI di Caserta attraverso il quale venivano illecitamente smaltiti, in assenza di autorizzazione e senza alcun trattamento di depurazione, sia i rifiuti liquidi che le acque reflue industriali prodotte dalla ditta IFIS S.p.A. e dalla ditta IL TARI, integrando cosi il reato di scarico di acque reflue non autorizzato nonché di illecito smaltimento di rifiuti liquidi sanzionati rispettivamente dagli artt. 137 co.I e 256 co.2 del d.lgs. 152-2006.

Inoltre, i predetti indagati, cooperando colposamente tra di loro, per negligenza, imprudenza ed imperizia, ed in violazione del principio di precauzione e prevenzione, cagionavano con detta abusiva condotta anche la compromissione ed un deterioramento significativo e misurabile delle acque del canale Saglianico, attraverso il prelievo ed analisi di campioni eseguiti a cura dell’ARPAC di Caserta, che vedevano alterati i valori di Escherichia Coli, di azoto nitroso e di azoto ammoniacale, integrando anche il delitto per colpa di inquinamento ambientale di cui agli artt. 452bis c.p. – 452quinqiiies c.p..

Ai predetti indagati è stato contestato anche l’illecito amministrativo di cui all’art. 25 undec’m del d.Igs. 231-2001 “Responsabilità amministrativa degli Enti”, in relazione all’art. 5 comma 1 D.lgs. 231-2001, in dipendenza dei reati descritti in precedenza, per l’ingiusto profitto conseguito nel non chiedere la prevista autorizzazione integrata ambientale per lo scarico aperto abusivamente, cosi non consentendo i controlli, l’apposizione di precauzioni da parte degli enti preposti al controllo ed un risparmio di spesa per IFIS ed il “IL TARI” per lo smaltimento dei reflui industriali.