Caserta. Infermiera presa a pugni. “Siamo costretti a dover subire”

Il presidente dell’Opi Caserta, Gennaro Mona, interviene sull’ultima aggressione

Immagine di repertorio

Caserta – Dopo l’ennesima aggressione in una struttura ospedaliera del Casertano, il problema comincia ad assumere proporzioni preoccupanti.

Per questi operatori esiste un costante pericolo di aggressioni e in alcuni settori, come servizi di emergenza-urgenza, servizi psichiatrici, lungodegenze tale rischio è maggiore.

Il presidente dell’Opi Caserta, Gennaro Mona, interviene sull’ultima aggressione avvenuta ai danni di un’infermiera dell’ospedale di Caserta.

“Oramai questi fenomeni sono quasi all’ordine del giorno e il nostro timore è che la loro “usualità” li faccia apparire come normali. L’episodio di cui è stata vittima la collega infermiera Domenica Maria Iodice, alla quale esprimo a nome dell’Opi Caserta la massima solidarietà, è solo l’ultimo che per rilevanza e violenza noi siamo costretti a dover subire.

Per questo noi chiediamo con la massima urgenza che vengano aumentati gli sforzi per salvaguardare il personale sanitario dal problema delle aggressioni non è più tollerabile che proliferino casi del genere senza che vi sia un lavoro di ricerca sia sui segni che potrebbero far prevedere comportamenti violenti, che sulla scelta degli interventi più efficaci di tipo organizzativo, ambientale e individuale. Per ridurre le aggressioni, sarebbe opportuno un programma di prevenzione valutando i rischi nei luoghi di lavoro, formando il personale con particolare attenzione alle competenze comunicative e informando l’utenza dell’esistenza di una politica aziendale di tolleranza zero alle aggressioni. Noi come Opi Caserta – conclude Mona – chiediamo l’immediata creazione di un gruppo di lavoro che possa discutere e approfondire le problematiche di questo fenomeno affinché possa essere gestito e non subìto, che vengano destinate maggiori risorse destinate alla formazione degli operatori sanitari, con corsi specifici per la prevenzione dell’aggressività dei pazienti, e che sia effettuata una significativa campagna di comunicazione e sensibilizzazione rivolta ai cittadini”.