Caserta. Flop aperture, solo il 50% delle attività ha deciso di riaprire

Per il presidente di Confcommercio ad incidere sulla scelta di restare chiusi "i costi delle aziende di delivery, la ripresa di spese fisse come i canoni di locazione o le utenze"

Immagine di repertorio

Caserta – Circa il 50% delle attività sono rimaste chiuse nel primo giorno di riapertura con delivery nella provincia di Caserta.

Confcommercio Caserta ha fatto il punto della situazione, come spiega il presidente Lucio Sindaco:

“Secondo la nostra stima molti, almeno la metà delle attività, resterà chiusa. Pensiamo soprattutto ai bar in cui l’apertura con delivery per sola mezza giornata è sconveniente. Parliamo di attività, spesso a gestione familiare, che dovrebbero sostenere costi inutili senza riuscire nemmeno a coprire le spese. Per quanto riguarda la ristorazione, al netto di molte pizzerie che riapriranno ma che già effettuavano le consegne a domicilio, le principali preoccupazioni riguardano proprio l’impatto sul mercato. Capire – prosegue Sindaco – l’incidenza dei costi ed adeguarsi a un mercato, quello appunto del delivery, facendo un salto nel vuoto”.

Per il presidente di Confcommercio ad incidere sulla scelta di restare chiusi “i costi delle aziende di delivery, la ripresa di spese fisse come i canoni di locazione o le utenze”.

“Pensiamo ad un ristorante che ad esempio dovrebbe adeguare un menu per un delivery ma pensare oltre ai piatti anche ad un packaging adeguato. Insomma, tempi troppo stretti per potersi permettere di riaprire”.

“Restano – prosegue – alcune perplessità di base su alcuni provvedimenti adottati da De Luca. Sul perché venga consentita solo l’apertura per mezza giornata e non sull’intero giorno. Una cosa che non si giustifica nemmeno da un punto di vista di una possibile diffusione del contagio. Se si coinvolgessero le parti sociali prima di emettere ordinanze si eviterebbero certe sciocchezze”, conclude.