Home Casapesenna Imprenditore intercettato: “Ho visto Zagaria e so dove si nasconde”

Imprenditore intercettato: “Ho visto Zagaria e so dove si nasconde”

L'intercettazione che ha fatto scattare l'indagine e la convocazione in Questura

Casapesenna – L’imprenditore edile di Casapesenna Orlando Fontana, arrestato questa mattina per concorso esterno in associazione camorristica, fu convocato dal Capo della Squadra Mobile di Napoli Vittorio Pisani che stava indagando sulla latitanza di Michele Zagaria.

All’investigatore, rispose che sapeva dove era il boss ma non voleva dirlo. L’episodio emerge dall’ordinanza di arresto del Gip del tribunale di Napoli Gabriella Bonavolonta’, che ha disposto il carcere per sette imprenditori edili di Casapesenna, comune di origine della famiglia Zagaria.

Durante una conversazione captata tra Giuseppe Fontana, fratello di Orlando, e un’altra persona, emerge che Pisani, sapendo che Fontana era vicino a Zagaria, lo aveva convocato chiedendogli esplicitamente se sapeva dove si nascondesse il boss. “Se vuoi sapere se l’ho visto, l’ho visto, ora non è cosa, ti dico questo qua che so” rispose Fontana.

Un collaboratore di giustizia del clan, Michele Barone, ex luogotenente di Michele Zagaria, racconta, nel corso di un interrogatorio allegato all’ordinanza, di un altro episodio che sarebbe avvenuto il giorno dell’arresto proprio del capoclan, il 7 dicembre 2011.

“Nell’estate del 2015 – ricorda Barone – incontrai in carcere Giuseppe Fontana, da poco arrestato; Fontana mi disse che tutte le indagini sull’ala imprenditoriale del clan erano partite dopo una frase detta da Michele Zagaria dopo l’arresto. Zagaria aveva detto: ‘tutto a posto, tanto il sistema è oleato’, facendo capire agli inquirenti che anche dopo di lui, il sistema di assegnazione illecito degli appalti non si sarebbe fermato”.

Il clan dei Casalesi era riuscito ad inserirsi nel settore del ciclo integrato delle acque e oltre la metà di tutti i lavori affidati con la formula della “somma urgenza”, quindi senza gare d’appalto, erano dati a imprenditori vicini al boss Michele Zagaria. E questo sistema, smascherato dalla Dda di Napoli con i Ros, andava avanti almeno dal 2001, grazie a connivenze anche politiche.