Sentenze pilotate e corruzione. Arresti a Salerno. Arrestato anche Casimiro Lieto

Soldi per ottenere sentenze tributarie a favore di imprenditori

Salerno / Caserta – Mazzette da 10 mila euro per ottenere una sentenza su un ricorso da 35 milioni di euro presentato da un imprenditore dell’Agro nocerino sarnese.

E’ quanto emerge dall’inchiesta “Ground zero 2” che ha portato in manette sette persone tra giudici tributari e imprenditori delle province di Avellino e Salerno, tra questi anche Casimiro Lieto, autore televisivo Rai che è stato a La Prova del Cuoco, Miss Italia e recentemente a La vita in diretta Estate, ex direttore del Settembre al Borgo e del Leuciana Festival di Caserta.

E’ il prosieguo di una precedente inchiesta che aveva portato agli arresti 14 persone sempre per corruzione in atti giudiziari nell’ambito delle indagini sulla Commissione Tributaria di Salerno. Alcuni indagati, arrestati precedentemente, hanno svelato ulteriori episodi di corruzione.

L’iter di ulteriori dieci sentenze di secondo grado pronunciate dalla Commissione Tributaria Regionale Sezione distaccata di Salerno, risulterebbe essere stato pilotato in cambio di denaro. Tra gli arrestati un professionista di Avellino il quale, dopo aver ricoperto per anni l’incarico di giudice tributario a Salerno, da settembre dello scorso anno fa parte del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. I fatti a lui contestati, concorso in cinque episodi di corruzione in atti giudiziari, sono stati commessi non in qualità di giudice tributario o consigliere, ma come intermediario corruttore che operava avvalendosi della conoscenza diretta del personale amministrativo e dei giudici tributari di Salerno.

Tra gli arrestati compaiono anche un giudice tributario non togato, un segretario della Commissione Tributaria Provinciale, un produttore televisivo dell’Avellinese, altre quattro persone, tra cui imprenditori e commercialisti della provincia. Tra i capi di accusa vi sono la cancellazione di un debito con l’Erario di oltre 35 milioni di euro ottenuto da una società di Sarno; per un’altra società di Angri, invece, l’indebito vantaggio ottenuto supererebbe i cinque milioni; per una terza società avellinese, infine, la somma contestata dal Fisco e annullata dai giudici raggiungerebbe quasi il milione. Sale così a venti il numero complessivo di provvedimenti di secondo grado, al centro dell’inchiesta, che sarebbero stati pilotati dal 2016 a maggio di quest’anno.

“In quest’indagine – afferma Petrucelli – si incrociano due tipologie: la corruzione del pubblico ufficiale e l’evasione fiscale dove l’azione di contrasto dell’amministrazione finanziaria è stata frustrata da queste intese sottobanco tra funzionari della commissione tributaria e consulenti e imprenditori. Elemento di novità è che in questo caso è emerso il coinvolgimento anche di un funzionario della commissione tributaria provinciale mentre nella prima fase delle indagini tutti i casi di sentenze riguardavano il secondo grado di giudizio quindi la commissione tributaria regionale, sezione distaccata di Salerno”, conclude il comandante provinciale della Finanza.