Blitz in due allevamenti bufalini nell’Alto Casertano, ecco quali. Nei guai veterinari ASL

Documenti falsi per evitare altri controlli. Riuscivano a far macellare i capi anche se eventualmente affetti da brucellosi

CASERTA – La Procura della Repubblica ha concluso una rilevante ed articolata indagine le cui attività investigative sono state svolte dal personale dei Carabinieri Forestali facenti capo al Gruppo di Caserta ed alle sue articolazioni territoriali, che hanno permesso di disvelare un illegale sistema per “aggirare” le profilassi di Stato da parte di due allevamenti zootecnici, nonché la commissione di diverse truffe e falsità ideologiche in atti pubblici integrate da medici veterinari convenzionati con l’A.S.L. di Caserta al fine di procurarsi ingiusti vantaggi patrimoniali derivanti da remunerazioni professionali per prestazioni non rese alla Regione Campania, nonché in materia di sanità animale.

In particolare, l’indagine che è stata svolta avvalendosi di attività tecniche di intercettazioni telefoniche, perquisizioni, sequestri e assunzione di sommarie informazioni, che hanno permesso di accertare un “sistema” fraudolento posto in essere, con la complicità dei medici veterinari dell’A.S.L., che hanno permesso di prelevare una seconda aliquota dei campioni ematici nel corso delle profilassi di Stato, in violazione alle leggi disciplinanti la materia, per destinarle a preventive analisi di laboratorio presso strutture diagnostiche private o presso lo stesso laboratorio aziendale, in modo da poter macellare in anticipo gli eventuali capi positivi alla brucellosi e da occultare la presenza del focolaio infettivo alle analisi ufficiali.

Il perseguimento di tale pratica illecita è stata accertata per l’allevamento bufalino facente capo alla società NAT.ALÌ. Soc. Agr. a r.L, con stalla in Gioia Sannitica (CE), della consistenza aziendale di circa 2500 capi bufalini che avrebbero consentito all’allevatore di procurarsi un ingiusto vantaggio patrimoniale derivante dal confermare inalterati i profitti scaturenti dal mantenere la qualifica sanitaria di allevamento “ufficialmente indenne” che conferisce al latte bufalino un maggior valore di mercato atteso che i derivati con esso preparati, come la mozzarella di bufala, possono essere esportati anche in paesi extra U.E., nonché un vantaggio economico pari alle spese che avrebbe dovuto sostenere per le onerose restrizioni sanitarie da sostenere se si fosse evidenziata ufficialmente la presenza di focolai di infezione da brucellosi.

Le indagini hanno permesso di accertare, inoltre, che i predetti medici veterinari convenzionati con l’A.S.L. per l’effettuazione delle profilassi di Stato presso gli allevamenti zootecnici della provincia di Caserta ponevano in essere condotte delittuose di falsità ideologiche aggiungendo nei verbali dei campionamenti colleghi non presenti alle operazioni per consentirgli di accedere alle remunerazioni professionali previste nella Convenzione stipulata con la Regione Campania, nonché ai rimborsi chilometrici per gli spostamenti con i propri automezzi mai avvenuti.

Ed ancora, presso un allevamento bovino di Vairano Patenora (CE), si è accertato che il medico veterinario aziendale avrebbe posto in essere un preventivo illecito “monitoraggio” per individuare eventuali capi infetti da brucellosi sottoponendo gli stessi a prelievi ematici e facendo analizzare i campioni, in violazione alle norme sanitarie disciplinanti la materia, ad un laboratorio di analisi di Piedimonte Matese che aveva nella sua disponibilità un Kit diagnostico, per la diagnosi della brucellosi con metodologia S.A.R. (Siero Agglutinazione Rapida), il cui acquisto, detenzione ed utilizzo è vietato dalla legislazione italiana.

Le indagini hanno permesso di accertare che tale Kit diagnostico era stato acquistato in Francia attraverso un intermediario commerciale operante in Perugia. Tale illegale monitoraggio posto in essere sui capì di bestiame dall’azienda di cui sopra ha peraltro evidenziato la presenza di due capi positivi alla brucellosi la cui presenza del focolaio di infezione veniva occultato alle Autorità Sanitarie mettendo a rischio di diffusione una malattia pericolosa per il patrimonio zootecnico della nazione.