DON PATRICIELLO CHIEDE L’AIUTO DEL PRESIDENTE MATTARELLA. “Presidente ci aiuti a salvare la terra dei fuochi”

FRATTAMINORE – Si affida a Facebook Don Maurizio Patriciello, lanciando un appello alle istituzioni. Prima a la presidente Mattarella e poi al sindaco di Frattaminore Giuseppe Bencivenga.

PATRICIELLO: PRESIDENTE MATTARELLA CI AIUTI A SALVARE LA TERRA DEI FUOCHI
( Lettera al direttore, apparsa sul sito di “ Avvenire” martedì 19 Luglio 2016 )

“Caro direttore, a Roma, lunedì pomeriggio, ho varcato il portone del Quirinale. Il presidente della Repubblica ha chiesto di incontrarmi. E quando il capo dello Stato chiama bisogna correre. Mettere da parte gli altri impegni ed andare a fare il proprio dovere di cittadino e di credente, a servizio del Paese e della Chiesa. A servizio degli uomini. Se il Presidente chiama vuol dire che il dramma ambientale che tanto ci addolora, gli sta a cuore. Vuol dire che segue l’andamento lento ed estenuante dello scempio che ha avvelenato e continua ad avvelenare la Campania. Vuol dire che conosce e apprezza il nostro impegno per la salvezza della nostra terra e del nostro popolo. Al Presidente va il ringraziamento mio e degli abitanti della “terra dei fuochi”. L’incontro è sereno, cordiale, riposante. Mattarella chiede come vanno le cose e quali risultati si sono ottenuti. Naturalmente il Presidente non è all’ oscuro dei fatti, ma se chiede anche il mio parere, un motivo ci sarà. Gli dico subito che non apparteniamo a quelli del lamento a tutti i costi. Che abbiamo apprezzato l’ impegno del governo che ha stanziato 450 milioni di euro per lo smaltimento delle balle – attenzione “balle” non “ecoballe” – di “Taverna del re”, in Giugliano: ben sei milioni di tonnellate di immondizie accumulate in modo irresponsabile durante le varie emergenze che si susseguirono in Campania negli anni passati. Gli ricordo, però, che la “ terra dei fuochi” non è solo “ taverna del re”. Che è ben altra cosa. Più pericolosa, più complessa. Che è il risultato dello sversamento criminale non della “monnezza della nonna”, ma degli scarti delle industrie soprattutto del centro e nord Italia, ma anche campane, che, con la complicità di camorristi e mediatori disonesti, e di una politica a volte complice altre volte distratta e negligente, hanno fatto della Campania lo sversatoio d’ Italia. Gli ricordo il discorso che tenne alla nazione il 31 dicembre scorso. Parole da noi apprezzate e condivise. Il Presidente, in quell’ occasione, parlò della piaga purulente dell’ evasione fiscale. Un danno enorme che il nostro Paese subisce dai meschini furbacchioni milionari che la fanno in barba al fisco e agli italiani onesti. Aggiungo che per noi l’ evasione fiscale non rappresenta solo un danno economico ma si trasforma in vero e proprio disastro ambientale e infine in malattia e morte. Perché – non è detto mai abbastanza – sono i rifiuti industriali il vero dramma della “ terra dei fuochi”. Il Presidente annuisce. Riflette. Chiede. Gli dico che la rabbia del nostro popolo è tanta, che il rischio che i nostri giovani perdano la fiducia nelle istituzioni è alta. Ma non deve accadere. E perchè non accada occorre ascoltarli, sostenerli, aiutarli. Concretamente. Loro non hanno mai smesso di chiedersi il motivo per il quale le dichiarazione rese dal camorrista pentito, Carmine Schiavone, nel 1997, furono secretate. Perché l’informativa scritta dal commissario Roberto Mancini – anche lui vittima della Terra dei fuochi – nel 1996 fu tenuta chiusa in un cassetto. Vogliono risposte vere. “ Presidente, quante persone sarebbero ancora in vita se lo Stato avesse tenuto in considerazione quelle verità?” gli chiedo. Parliamo del processo che pochi giorni prima si è celebrato a Napoli. Imputati l’avvocato Cipriano Chianese, Gaetano Cerci, il sub commissario Facchi e altri. Il Presidente ne è a conoscenza. Mi dice di avere anche letto il mio editoriale apparso su “ Avvenire” domenica scorsa. In quell’articolo sostenevo, ancora una volta, che il nesso di causalità ambiente malato – salute non può essere negato, anche se scientificamente non è ancora possibile dimostrarlo. Proprio per questo motivo si esige che venga messo in pratica il principio di precauzione. A noi non importa se pomodori e cavolfiori coltivati su una discarica risultino buoni da mangiare. È probabile che sia così. Noi chiediamo e pretendiamo che sulle discariche abusive non si debbano coltivare prodotti commestibili. Punto. Il Presidente chiede del mio quartiere e della piccola Fortuna, violentata e uccisa due anni fa. Tocchiamo il problema della povertà e della pedofilia. “La povertà, Presidente è dignitosa. Il povero sa rinunciare a tante cose, quando non gli manca il pane da mangiare. La miseria, viceversa, è deprimente. Scandalosa. La miseria è mortificante, disumana. È molto probabile che la persona caduta in miseria finisca prima o poi nelle grinfie della malavita. Presidente, mi dia un aiuto, un gancio a cui aggrapparmi e le prometto che arriveremo a salvare migliaia di persone”, insisto. “Quando ho incontrato il Papa, mi disse: lavoro, lavoro, lavoro”, concorda il Presidente. Ci troviamo in piena sintonia. Ripete la promessa di venire a Caivano. Mi incarica di portare a tutti la sua solidarietà. Alle mamme “orfane dei figli” il suo abbraccio. Ma, soprattutto, mi rassicura che farà presente al governo le nostre richieste, i nostri problemi, le nostra angosce. Gli regalo il libro scritto insieme ad alcune di quelle mamme e una statuina di san Giuseppe. “ L’uomo giusto” sussurra il Presidente.L’udienza giunge a termine. Ci stringiamo la mano guardandoci negli occhi. La stretta di mano tra galantuomini supera di gran lunga un atto notarile. Corro verso la stazione. Il tempo di accendere il telefonino e mi assale la notizia triste: un rogo gigantesco ha invaso Casalnuovo, Afragola e i paesi circostanti. È andato alle fiamme un intero campo rom. Le fiamme, altissime, e la colonna di fumo nero si vedono a chilometri di distanza. La gente si barrica in casa. Si lamenta. Impreca. Maledice. La paura è tanta. Bruciano le baracche, l’ immondizia, i copertoni. La rabbia, la depressione, lo sconforto invadono il cuore di tutti: cittadini e fratelli rom. Queste vergogne si potrebbero prevenire? Certamente. Basta poco per capire che le immondizie ammassate, le baracche di legno e di cartone, i copertoni accumulati, le sterpaglie secche sono le premesse per il prossimo, gigantesco, assurdo, maledetto rogo tossico. Possibile che chi ha il dovere di tutelare il territorio e la salute non lo comprenda? Mi ritornano in mente le parole pronunciate proprio dal presidente Mattarella un anno fa: «Quanto accaduto in Campania, nella cosiddetta “Terra dei fuochi” è emblema del degrado italiano, la rappresentazione di una drammatica situazione di uno sfruttamento cinico e senza futuro». Presidente, noi ci siamo. Conti si di noi. Ma sferzi, per quanto le è possibile, coloro sulle cui spalle ricade il dovere e la responsabilità di sorvegliare, tutelare e bonificare il nostro territorio. Noi continuiamo a credere che tutti insieme ce la possiamo fare a richiamare in vita la nostra terra. Padre Maurizio Patriciello.”

“Al dottor Giuseppe Bencivenga, sindaco di Frattaminore.
Signor sindaco, innanzitutto, auguri. Sono le ore 2,15 di venerdì 22 luglio. A quest’ ora le persone oneste dormono. Dovrebbero dormire. Tra poco si ritorna a lavorare. In un paese “ normale” è così. Purtroppo non è così a Frattaminore, il paese che amo, nel quale sono nato e abito. Il paese che ha avuto fiducia in te e ti ha eletto sindaco. A Frattaminore questa notte non si dorme. Non è la prima volta. Al contrario. Un nemico invisibile ci tiene svegli. Prigionieri. Un nemico vigliacco contro il quale la gente non sa che fare. Come difendersi. Un fetore indescrivibile si è intrufolato, ancora una volta, nelle nostre case. Nei nostri polmoni. Nelle nostre vite. Ci attanaglia. Ci sfida. Ci innervosisce. Signor sindaco, da anni stiamo lottando per ritornare a essere gente normale. Per reclamare il diritto al respiro. Il diritto al riposo. Purtroppo non abbiamo cavato un ragno dal buco. Il nostro popolo è esasperato. Educatamente chiede ma non riceve risposte. Invoca aiuto ma invano. Alla fine si arrabbia. Alza la voce. A volte offende. Indossare la fascia tricolore è un onore grandissimo. Chi lo fa si assume, però, anche un onere altissimo. Nel momento di poggiarla sulle spalle il sindaco – ogni sindaco – dovrebbe baciarla come fa il prete con la stola. Ho saputo che hai rinunciato al tuo stipendio e lo hai donato ai poveri. Questo ti fa onore. Mi congratulo. Non è da tutti. Non accade sempre. Tu lo hai fatto. Grazie a nome dei poveri. Ma adesso facci sapere che cosa abbiamo respirato la notte tra il 21 e il 22 luglio. Dicci quel fetore da dove proviene. Perché ancora non lo si è sconfitto. Chi sono i responsabili. Questi intoccabili potenti – prepotenti che fanno quello che vogliono. Perché ancora non si riesce ad arrestarli. Perché lo Stato da queste parti è tanto distratto e lontano. Aiutaci, sindaco. Dicci anche come possiamo a nostra volta aiutarti. Noi ci siamo. Lo sai bene. A titolo gratuito. Non vogliamo niente. Lavoriamo con il sudore della nostra fronte. Non vogliamo arraffare il denaro pubblico e farlo nostro. Noi vogliamo solo che il nostro popolo, così bistrattato e mortificato, possa accedere ai suoi diritti più elementari. Possa permettersi il lusso di riposare la notte. Possa ritornare a respirare. Ti auguro ogni bene. Padre Maurizio Patriciello.”

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